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Hedi Slimane debutta da Celine. Ma i “Philo-nostalgici” non ci stanno

Era stato chiaro fin da subito. In una delle rarissime interviste concesse, questa volta a Laurence Benaïm per Le Figaro, Hedi Slimane l’aveva detto: “Non si entra in una casa di moda per imitare il lavoro del proprio predecessore, specie poi” aveva continuato “se il peso del passato non è così importante come lo era da Dior e Saint Laurent”.

Photo by Getty Images

Nessuna meraviglia, quindi, se il nuovo Celine (senza l’accento) sia stato, in realtà, soltanto Hedi by Hedi. Al bando la “sofisticata semplicità” cui Phoebe Philo ci aveva abituato. Niente stupore, d’accordo, ma qualche polemica, invece, è arrivata. E va detto che, se la stampa di settore non ha fatto sconto alcuno al lavoro di debutto del designer-star (c’è chi l’ha etichettato come il “Trump della moda”), il web dal canto suo, ha criticato sì, ma con leggerezza e ironia.

Photo by Anne-Christine Poujoulat/AFP

Il “logo della discordia” parodiato su Instagram

Basta aprire quell’immenso serbatoio di creatività che è Instagram per scoprire foto e meme divertentissimi sull’affair Philo-Celine-Slimane. L’artista Hey Reilly, già collaboratore di Fendi e ora di Marc Jacobs, ha postato una giovanissima Celine Dion “ritoccata” con “baffo-accento” abilmente scippato al logo della maison francese. Eh già, perché Slimane, ancor prima di mandare in passerella la sua gioventù ribelle tutta nero, rock e paillettes, aveva elettrizzato il pubblico con il lavoro di pulizia fatto al logo del marchio di proprietà di LVMH.

Che sia ossessionato dalle silhouette slim e acerbe, d’altronde, è fatto noto. E non sorprende affatto la “dieta dimagrante” apportata al font. Non nuovo ad operazioni di questo tipo: Saint Laurent ha perso l’”Yves” del fondatore grazie a lui. Slimane è un po’ un “fashion dictator” fedelissimo al suo credo e, la collezione che ha fatto sfilare a Les Invalides di Parigi lo scorso 28 settembre, è stata la più discussa dell’intero mese della moda.

#ripcéline: la polemica diventa esilarante

Talmente dibattuta da aver acceso non solo gli animi di addetti ai lavori e appassionati. Il grande pubblico si è diviso in due fazioni e se, dal punto di vista delle vendite non è dato ancora sapere chi la spunterà, sul web a vincere sono stati senza dubbio i “Philo-nostalgici” che hanno regalato perle in grado quanto meno di strappare un sorriso. Oltre al già citato Reilly, basta digitare sul social delle foto l’hashtag #oldceline, o gli ancor più emblematici #ripcéline e #phoebephiloforever, per trovare immagini e video esilaranti.

Hanno bisogno di poche spiegazioni, infatti, le foto sepolcrali (letteralmente) che datano la morte della casa di moda francese nel 2018, o quelle che schiaffano un altrettanto tenebroso “Rest in peace Céline. We all love you”, su uno dei minidress presentato in sfilata da Hedi Slimane. Bellissimi poi, i video dove ragazzi e ragazze, pennarelli alla mano, fanno il giro delle strade cittadine ri-accentando il logo della maison sui cartelloni pubblicitari.

Céline VS Celine: è solo una questione di accenti?

Per capire che no, non è solo una questione di accenti, scomodiamo un altro account Instagram che dell’irriverenza ha fatto il suo marchio di fabbrica. Pochi giorni fa, la “polizia della moda” così come è stato ribattezzato il duo di smascheratori dietro Diet Prada, ha postato un meme in cui un’affiche del nuovo Celine by Slimane viene rimpiazzata da un vecchio manifesto Saint Laurent. Rincara la dose il “Move B***h” targato Ludacris, avvertibile in sottofondo.

Perché, a ben guardare, il nocciolo della questione è proprio questo e le polemiche sono giunte non tanto a seguito di uno “smembramento”, più o meno apprezzabile, del retaggio del brand, quanto più del déjà-vu di Slimane che odora tanto di mancanza d’idee. Che Slimane abbia fatto Slimane, accontenta tutti… Ma che Slimane, da sempre conosciuto come grande intercettatore della contemporaneità, non abbia saputo raccontare dell’oggi, proprio non è andato giù.

Photos by Kim Weston Arnold / Indigital.tv

E viene da domandarsi se quei 96 look visti in passerella, fatti di completi ultra slim per lui e di abiti cortissimi e stivaletti rockettari per lei, rappresentino l’uomo e la donna del 2018. Bellissimi e perfettamente costruiti ma forse più adatti ai giovani di inizio Millennio. Più adeguati a quelle ragazze che, probabilmente, non avevano ancora scandagliato il termine no-gender e nemmeno quello di body positivity. O forse, come ha detto Slimane in replica alle critiche, siamo ancora in un’epoca troppo “conservatrice e puritana” e le sue, in realtà, sono giovani donne “libere e disinvolte”.
Di chi sia la ragione, solo il tempo ce lo dirà.